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Un sogno irrealizzato di fine estate. Il Bucintoro di Raul Gardini.

Siamo negli anni ’90 e le barche a vela da regata non superano i 25 metri, come il leggendario Moro di Venezia. Raul Gardini, patron della Montedison, decide di costruire il più grande yacht a vela in fibra di carbonio mai costruito: il Bucintoro. 60 metri di lunghezza ed una linea che, a vederla ancora oggi, potrebbe far invidia ai migliori progettisti navali. Lo scafo sarebbe dovuto essere armato con due alberi in alluminio, di cui il più grande di circa 70 metri, avrebbero dovuto essere realizzati dall’azienda americana Sparcraft.

Purtroppo la morte di Gardini causerà l’abbandono del progetto ma la costosissima dima per estruderne il profilo dell’albero maestro e lo scafo venne completato, presso i cantieri navali Tencara. Questi cantieri furono realizzati da Raul Gardini, patron della Montedison, in un’area dismessa del Petrolchimico di Porto Marghera (Venezia) per costruire imbarcazioni innovative allo scopo di partecipare e vincere la Coppa America. I cantieri Tencara furono approntati nel tempo record di cinque mesi: era il 2 maggio 1989 quando i portoni si aprirono ad accogliere i primi trenta operai. Non assunsero operai specializzati, Gardini voleva una squadra di falegnami e carrozzieri, erano le figure professionali che più potevano tornare utili . Il cantiere, dopo la dipartita di Gardini, venne acquisito nel 1999 da un’imprenditore veneziano che, dopo il varo di “Mascalzone Latino” nel 2002, annunciò improvvisamente la chiusura senza appello di Tencara.

Nel frattempo lo scafo del  Bucintoro è rimasto in mostra sulla banchina di Tencara fino alla chiusura.

Nel 2004 lo scafo venne acquistato da un imprenditore padovano per poche migliaia di euro, ma al primo tentativo del nuovo armatore di mettere in acqua la barca per portarsela via, la gru che lo doveva sollevare danneggiò la banchina. L’operazione fu sospesa, il Bucintoro restò al suo posto sul piazzale e l’armatore citato in tribunale per danni dal proprietario della banchina. Solo nel 2008, al termine di una complicata vicenda legale, l’imbarcazione venne varata ma da allora la barca è lì, in acqua, in attesa di salpare per una meta che risulta ancora sconosciuta.