Il motociclista è un essere umano molto particolare. Si suddivide in numerose sottospecie ben distinte tra di loro, spesso in competizione o addirittura in antitesi ma nei momenti di solidarietà o necessità, ritrova il suo spirito primordiale e la simbiosi ritorna ad essere esemplare.
Proprio a causa della sua origine uguale per tutti, ogni moto ha un motore e due ruote, ha delle caratteristiche intrinseche che possiamo ritrovare in ogni sottospecie. Dei rituali o addirittura alcuni tratti istintivi che vengono elevati a simboli o gesta religiose.
Sicuramente la benedizione ad inizio dell’anno motociclistico è l’esempio più emblematico della “religione motociclistica”: spariscono le differenze d’età, di genere, di moto. Ci si ritrova tutti insieme, festosamente in allegra compagnia a ringraziare il Signore per essere ancora su questo Mondo, lo si invoca a protezione lungo le strade che verranno percorse durante l’anno ma nel contempo ci si studia, si sottolineano le differenze tra i vari gruppi, pur sempre nel rispetto delle persone e dei mezzi.
Un altro esempio della “religione motociclistica” è la campanellina, la Guardian Bell, che deve essere rigorosamente regalata e da mettere più in basso possibile sulla moto . Una sorta di San Cristoforo, santo protettore dei viaggiatori, ma con un aspetto più mitologico. Si dice infatti che questa campanellina serva ad allontanare gli spiriti malvagi che vivono sulla strada, limitare il rischio di cadute e ricordare lo spirito primordiale che unisce tutti i bikers.
Il gesto invece più evidente e sotto agli occhi di tutti, bikers o non, è il saluto quando si incrociano due o più motociclisti. Uno o due dita alzate, il segno di vittoria, alzare il piede quando ci si sorpassa o un qualunque altro cenno sono modi per sentirsi parte di una comunità che vive sulle strade, indipendentemente dalla specie o genere motociclistico al quale si appartiene, amante della libertà, del rispetto e sempre pronti ad aiutarsi l’un l’altro.
Due rituali che invece sono più intimi, personali, a volte anche dolorosi, sono i battesimi del motociclista: la caduta e la pioggia.
La moto è un mezzo instabile, ha solo due ruote e non può stare in piedi da sola: per funzionare deve essere un tutt’uno con il suo cavaliere. E purtroppo le cadute sono sempre dietro l’angolo, per assurdo quelle da fermo sono le più facili: si frena per fermarsi, lo sterzo chiude e si perde l’equilibrio. Manca l’effetto giroscopico delle ruote e il mezzo cade seguendo la forza di gravità. In quei momenti il pensiero va maggiormente alla moto, ai danni che possono derivare dalla caduta, piuttosto agli infortuni che la stessa può causare al motociclista. Si fa l’impossibile per evitare la caduta ma il peso rilevante e soprattutto sbilanciato rende vano ogni sforzo. Il dolore emotivo, economico e a volte anche fisico diventa un battesimo, un passaggio forzato ma inevitabile: a tutti prima o poi capiterà che la moto cada.
Diversamente la pioggia è un fattore ingestibile: il meteo non si comanda, anche se si cerca sempre di evitarla. Magari si parte da casa con il sole ma, arrivando in montagna, una nuvoletta incastrata all’interno di una vallata ci regalerà il suo prezioso contenuto. Oltre ad essere esposti alle intemperie, la pioggia riduce la tenuta di strada. Si cerca di proteggersi ma comunque bisogna proseguire almeno per tornare a casa. Il rapporto uomo-moto diventa estremamente più intimo, si parla con il mezzo. I limiti fisici della moto diventano estremamente bassi, possono essere facilmente superati. Ma spesso i limiti sono dentro la testa del motociclista: all’inizio sembra che la moto non stia in strada, scappi ovunque. Invece spesso è la condotta, che sull’asciutto perdona tutto, ad essere sbagliata. Mentre all’inizio si è rigidi, terrorizzati dal rischio di scivolare, con i km piano piano tutto diventa più scorrevole. Anche se si è consapevoli che la situazione sia non facile, i limiti sembrano diventare più ampi. In realtà sono i blocchi mentali a sciogliersi e il rapporto uomo-moto diventare più forte, coeso, intimo. Un matrimonio più che un battesimo: da quel momento ogni volta che si sale in sella il rapporto sarà diverso, più forte, più sicuro. Come se il cavaliere conoscesse meglio il suo destriero e il destriero si fidasse ciecamente del cavaliere.


